lunedì 28 gennaio 2013

Cameron: «Dentro o fuori!»

di Paolo Amighetti

L'ultima uscita del premier britannico Cameron, alla quale subito ha ribattuto il presidente francese Hollande, ha scatenato una sequela di polemiche. Cameron ha annunciato che gli inglesi voteranno abbastanza presto, entro il 2017, per decidere se restare o meno nell'Unione Europea. Apriti cielo: Hollande ha prontamente risposto che «l'Europa non è negoziabile» e che l'iniziativa britannica va contrastata con forza. Anche il ministro degli Esteri tedesco Westerwelle ha reagito con freddezza, e a quanto pare pure i media nostrani stanno con l'Eliseo: «Cameron minaccia un referendum» titolava poche sere fa il Tg di La7. Come se il prime minister, coltello tra i denti, avesse in mente chissà quale ricatto. Insomma, dove sta il problema? Perché allarmarsi, se solo gli inglesi vengono chiamati alle urne per decidere del loro futuro nell'Europa comunitaria? Evidentemente, al di là della Manica sembra sciocco rimanere agganciati ad un carro europeo sempre più scalcinato, e non a caso Cameron ha dichiarato: «noi rispettiamo chi ha come obiettivo quello di essere sempre più integrati, ma questo non è il nostro scopo e dobbiamo essere lasciati liberi di decidere di non essere trascinati in altrui scelte di vita». Lo stesso rifiuto dell'Euro è sintomo della tradizionale allergia degli inglesi alle trame politiche continentali, che li ha sempre spinti a forme di «isolazionismo» più o meno marcate e lungimiranti.

domenica 27 gennaio 2013

Perire oppure insorgere?

di Luigi Angotzi



La campagna elettorale per le elezioni politiche Nazionali, a meno di un mese dal voto è ormai entrata nel vivo della competizione.

L'appuntamento, politicamente parlando, è il più importante all'interno dei confini Nazionali, infatti il Partito che vincerà le elezioni sarà investito da un potere immenso e potrà decidere le sorti del Paese.

Tuttavia anche gli altri partiti, con ambizioni politiche più modeste si danno un gran da fare, perché il parlamento per come è strutturato premia un pò tutti quanti, anche quei "partitini" che con il 2% riescono a farsi adottare da una coalizione di partiti più grande e poi come di consueto gli metteranno il bastone fra le ruote minacciando con il loro "potere di ricatto" di fargli cadere il Governo.

Questo è il paradosso della democrazia, il 2% prende decisioni per il restante 98% , si potrebbe affermare che il Parlamento fa suo il motto di de Coubertin "l'importante non è vincere ma partecipare" perché premia chiunque vi metta piede all'interno, una volta entrati faranno i loro sporchi giochi.


Neanche a parlarne poi, di quei partiti che hanno percentuali ancor più elevate, per loro diventa una ragione di vita tanto da diventare professionisti di questo mestiere.

Perché ragionandoci bene, il Parlamento è un posto di lavoro sicuro (si guadagna molto anche se si lavora poco e male) per il candidato che ambisce entrarci ed inoltre si ha il potere di decidere sugli altri cittadini, cosa potrebbe volere di più uno Statalista?

sabato 26 gennaio 2013

Cronaca da Bologna: assemblea di Forza Evasori

di Tommaso Cabrini


10.40 inizia l'assemblea, presenti circa una trentina di persone

10.42 prende la parola Giorgio Fidenato

10.45 l'intervento di Fidenato inizia con autocritica e preoccupazione, dispiaciuto per la scarsa partecipazione anche al Movimento Libertario, con la fuga di molti partecipanti verso Fermare il Declino

10.52 "se qualcuno non ci mette anima e corpo, non è disposto a seguire, a viaggiare e anche a mettere i soldi in quello in cui crede, non ci interessa. Chi vuole trova il tempo."

mercoledì 23 gennaio 2013

Catalogna: approvata la «dichiarazione di sovranità»


Il parlamento catalano ha approvato oggi la dichiarazione di sovranità presentata da Convèrgencia i Uniò e Esquerra Republicana: 85 i voti favorevoli, 41 i contrari, 2 gli astenuti. Prosegue così il processo iniziato il 25 novembre scorso, dopo la vittoria elettorale dei separatisti (di «destra» e «sinistra») e il loro accordo per una prossima consulta referendaria. Al lento distaccamento della società catalana da quella spagnola corrisponde ora un percorso istituzionale lineare. La strada rimane in salita, ma è stato fatto un importante passo avanti.  

martedì 22 gennaio 2013

Le nostre colpe verso i Paesi Poveri



di Miki Biasi

L'uomo, per natura, deve compiere delle SCELTE e ogni scelta implica la rinuncia a qualcosa, cioè il COSTO di quella scelta. Se egli si accorge che la scelta fatta è errata, il costo si trasforma in un RIMPIANTO. Diversamente, quell'uomo sarà soddisfatto della propria scelta.
Nel nostro tempo, tuttavia, molti esseri umani pretendono di scegliere non solo per se stessi, ma anche per gli altri. Succede, così, che ogni scelta implichi sempre un rimpianto per qualcuno: costui può essere tanto chi non riesce a imporre le proprie scelte agli altri, quanto chi si vede imporre una scelta da parte di altri.

Qual è, oggi, il rimpianto per eccellenza?
Trattasi, ovviamente, del modo in cui, ciascun uomo, decide di spendere i propri guadagni: non sono pochi coloro che si lamentano quando spendiamo il nostro denaro in quelli che, ai loro occhi, appaiono frivolezze o bisogni "artificiali".
Cosa suggeriscono, allora, questi signori? Per cosa dovremmo utilizzare i nostri guadagni?

domenica 20 gennaio 2013

Partiti personali? Il male minore

di Paolo Amighetti
Stamattina, il Giornale di Brescia si è affidato alla penna di Roberto Chiarini per un giudizio tagliente sui cosiddetti «partiti personali». Il sunto del fondo, che riprende una recente affermazione di Bersani, è pressappoco questo: la democrazia italiana è in fin di vita a causa dei leader che fondano un partito a loro immagine e somiglianza. Chi costituisce un gruppo o un movimento per diventarne l'unico simbolo, l'unica bandiera, ha la colpa di tutto. Scrive Chiarini: «A lungo da noi si è opposta una strenua, cieca resistenza ad ogni forma di personalizzazione della politica. Non si voleva prendere atto che sono finiti i tempi dei cosiddetti "partiti chiesa". Questi avranno anche avuto il loro papa ma si reggevano pur tuttavia su una schiera nutrita di officianti e soprattutto su una sterminata massa di fedeli. Con la fine delle ideologie, il trionfo dell'individualismo e il passaggio ad una comunicazione politica dominata dal mezzo televisivo si è consumata una rivoluzione nel modo d'essere dei partiti: la loro causa si è identificata praticamente solo con una faccia, mentre il loro corpo si è enormemente smagrito e svigorito finendo quasi a scomparire.» Ohibò. Dunque, dopo la sepoltura della «prima repubblica», dopo la morte del pentapartito e della partitocrazia vecchio stampo, dopo una mezza rivoluzione non riusciamo a chiedere di meglio che il ritorno agli apparati elefantiaci, all'onnipotenza delle segreterie? Non ci eravamo stufati dei «partiti chiesa»? Non ci davano ormai fastidio le liturgie, i sermoni, i paramenti dell'ideologia?

sabato 19 gennaio 2013

Credere in Maroni?

di Damiano Mondini


La mia Lombardia vuole meno tasse per le imprese. La mia Lombardia da più lavoro ai giovani. La mia Lombardia taglia gli sprechi e crea più sviluppo. La Lombardia in testa”. Da settimane questo martellante spot pubblicitario assilla i frequentatori di YouTube. Si tratta dell’ultima – e chissà quanto efficace – trovata della campagna elettorale di Roberto Maroni, candidato della Lega Nord e del Popolo della Libertà alla Presidenza della Regione Lombardia. L’obiettivo è convincere gli elettori potenziali e i semplici simpatizzanti che la strada della Lega è l’unica percorribile per sciogliere il Nord dal giogo dello Stato centrale, da tempo esemplificato dalla nota immagine di “Roma Ladrona”. Dissoltasi la possibilità di tentare la scalata in Parlamento – poiché con ogni probabilità la prossima Camera sarà un’autentica débâcle per il Carroccio - , i vertici di via Bellerio hanno intelligentemente pensato di ripiegare al Nord, coll’obiettivo di fare il pieno in un bacino elettorale meglio predisposto. Lo slogan più efficace, da questo punto di vista, è senza ombra di dubbio il seguente: “Trattenere in Lombardia il 75% delle tasse pagate dai lombardi!”. Riecheggia per chi ha memoria il vecchio adagio "Paga somaro lombardo!" Un proposito apparentemente appetibile anche per gli indipendentisti più coerenti e radicali. Ma quant’è realmente credibile? E cosa si nasconde davvero dietro il simulacro della Lega Nord 2.0?

venerdì 18 gennaio 2013

Hitler reazionario? Macché!

di Paolo Amighetti

Quale fu il ruolo storico del nazionalsocialismo? Diede forza alla reazione anticomunista o capeggiò una propria rivoluzione? Una delle chiavi interpretative di maggior successo dipinge il fenomeno nazista come espressione delle «destre» nazionaliste e militariste impegnate nella restaurazione della potenza tedesca. Facendo leva sul supporto determinante della grande industria, i nazisti avrebbero raggiunto il potere perché non ci arrivassero, prima o poi, i comunisti. Secondo la storiografia marxista, Hitler divenne presto vassallo dei potentati economici, e il nazionalsocialismo un baluardo della reazione. Uno dei capisaldi della «Weltanschauung»1 hitleriana, in effetti, era l'antibolscevismo e il rifiuto dell'internazionalismo propugnato dai comunisti. Sin dalle origini, il NSDAP (Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi, N.d.A) si impose all'opinione pubblica come il nemico numero uno del partito comunista: anzi, come il suo naturale oppositore. Tutto sommato, ne era l'avversario più qualificato: come il KPD (Partito comunista tedesco, N.d.A), disponeva di un folto gruppo di picchiatori, che presidiavano i comizi e si abbandonavano alla violenza; pretendeva di avere orizzonti ideologici che andavano ben al di là del confronto politico dei partiti cosiddetti «borghesi», il socialdemocratico e il Zentrum cristiano-democratico; al loro moderatismo opponeva la «lotta di razza» così come i comunisti quella di classe; disprezzava l'aristocrazia e il mondo del grande capitale, nel quale individuava l'ebreo onnipotente e truffaldino, laddove i comunisti smascheravano la cricca degli sfruttatori del proletariato. Hitler affermava (senza vergognarsene, perché «è sempre dai propri nemici che si impara il meglio»)2 di avere appreso dai bolscevichi l'arte della comunicazione e le esigenze della politica di massa; e pretendeva di potersene sbarazzare vincendoli con le loro stesse armi. Ma spesso, il modo più sicuro per toglierli di mezzo era tesserarli nel NSDAP: le affinità tra comunisti e nazionalsocialisti, infatti, sono più sorprendenti delle divergenze. Sono proprio queste a farci dubitare del carattere puramente reazionario del fenomeno nazista.

mercoledì 16 gennaio 2013

In difesa di Forza Evasori, in difesa della Libertà

di Tommaso Cabrini

“Il ministero in merito al presente contrassegno ha rilevato che in esso sono presenti espressioni letterali quali STATO LADRO e FORZA EVASORI che possono integrare fattispecie, anche penalmente rilevanti, di vilipendio dello stato e delle istituzioni e di istigazione a delinquere (artt. 290 e 414 del cc)” (motivazioni con le quali il Ministero ha bocciato il contrassegno di Forza Evasori)

martedì 15 gennaio 2013

Vietato votare? Il Viminale boccia Forza Evasori

di Paolo Amighetti

I partiti affollano l'Italia. Sigle, loghi, slogan a non finire. Dai due mastodonti di centro-destra e centro-sinistra alle liste più sgangherate, dal Partito Democratico a Forza Lazio: c'è di tutto. Nel 1992, Bettino Craxi esordiva nel suo appello agli elettori constatando che

«un numero così grande di liste non si vede neppure al Carnevale di Rio; un numero così grande di guaritori, di medicastri, di salvatori della patria non si leva neppure nei Paesi del Terzo mondo. E noi siamo invece una grande nazione che deve dare al mondo l'immagine di una democrazia stabile, affidabile, governabile.» Cosa intendeva Ghigno di Tacco? Che troppe liste danneggiavano l'immagine dell'Italia, e che bisognava votare soltanto i partiti di governo, solidi, anziani, inamovibili. Dopo la bufera-Tangentopoli si cercò di arrivare ad un bipolarismo spietato, all'americana, anche perché con il maggioritario appena approvato non c'era altra scelta. Macché. Morta la Balena bianca DC, ebbe campo libero il merluzzo del CDU, l'odierna UDC. La sinistra si frazionò in vari gruppuscoli, così come la destra di Alleanza Nazionale; e anche la Lega con i suoi valzer scombussolava i giochi. Ma veniamo a noi: dopo il lungo duello tra i post-comunisti e Berlusconi, dopo il rigor Montis, si sono candidate alle elezioni di febbraio qualcosa come duecento liste. Il Viminale, data un'occhiata al mucchio per una salubre e arbitraria scrematura, ne ha ammesse soltanto centosettanta: e così Forza Evasori, la provocatoria formazione di Leonardo Facco e Giorgio Fidenato, non ha ottenuto il via libera.

L'evasione è legittima difesa, parola di Mina

di Mina*
 

"Sono evasore totale perchè non trovo 'alla mia età', un lavoro in regola: quindi lo faccio in nero. Ho lavorato tanto per 30 anni, ho dato il meglio di me stessa: famiglia, amori, amici. Ora mi sento sola, piango faccio fatica a vedere i tasti del computer. Ho sempre cercato di non perdere le speranze. Ho una figlia bravissima di 15 anni. Ma anche per la scuola ci vogliono soldi, oggi tiri il fiato e domani ti arrivano bollette da pagare anche per l'iscrizione. Io non ho un diploma, ho sempre fatto la segretaria, ora faccio pulizie in casa di brava gente. Ma è dura." LOLY 62

Loly, sei grande. Il tuo comportamento si potrebbe definire "legittima difesa". Che altro potresti fare? Rifiutare un lavoro in nero per poi non poter provvedere neanche alle prime necessità? Direi proprio di no. Questo è un momento pericoloso e amaro. La dignità della gente non ha alcun peso nell'economia del Paese. E meno male che tu un'occupazione l'hai trovata. Lo so che è dura. Ma devi essere fiera di te stessa, fiera di essere in grado di fare miracoli coi pochi soldi che guadagni. Spero che tua figlia comprenda fino in fondo il significato di quello che sei costretta a fare. Ti abbraccio forte.

*Comparso su Vanity Fair del 27.06.2012

lunedì 14 gennaio 2013

[The Quarrel] Ci rubano i turisti!



 di Tommaso Cabrini


Secondo Berlusconi Alitalia deve essere salvata a tutti icosti e, soprattutto, deve rimanere in mani italiane. La motivazione addotta è che se l’ex compagnia di bandiera dovesse essere incorporata in Air France (sempre che questa sia ancora davvero interessata ad accollarsi il carrozzone) i francesi ci ”ruberebbero i turisti”, rendendo scomodo visitare l’Italia. Ma è vero?

domenica 13 gennaio 2013

Intervista esclusiva a Leonardo Facco

di Redazione

Leonardo Facco è uno dei più accesi nemici dello Stato ladro. La sua battaglia ha avuto inizio molti anni fa: all'epoca i libertari si contavano sulle dita di una mano. Pur di delegittimare i padroni del fumo, ha seguito svariate strategie e sfruttato i mezzi più disparati. Negli anni Novanta, quando la secessione sembrava imminente, è stato redattore de La Padania; in occasione delle elezioni padane del 1997 ha contribuito all'allestimento di Padania Liberale e Libertaria; ha diretto dal 1998 al 2011 la prima rivista libertaria in Italia, Enclave; ha dato vita alla Leonardo Facco Editore, casa editrice impegnata nella divulgazione di molti autori liberali e libertarian; ha fondato nel 2007 il Movimento Libertario, che sfida apertamente la regolamentazione sugli OGM e il sostituto d'imposta a fianco di imprenditori coraggiosi come Giorgio Fidenato; ha scritto libri taglienti e documentati come Elogio dell'evasore fiscale, Umberto Magno e Elogio dell'antipolitica; ha calcato i palcoscenici ribadendo che le tasse sono un furto con lo spettacolo Le tasse sono una cosa bellissima (così ci dicono); nel gennaio del 2012 ha dato un contributo decisivo alla fondazione del giornale online L'Indipendenza, che difende ad oltranza il diritto delle comunità all'autodeterminazione. Pochi mesi orsono, colpo di scena: ha annunciato che parteciperà alle elezioni del 24 e 25 febbraio assieme ad un manipolo di fedelissimi, anche se non si candiderà personalmente. Il nome del nuovo partito è tutto un programma: Forza Evasori. Il candidato premier sarà Giorgio Fidenato. Incuriosita, la redazione ha insistito per saperne di più.

sabato 12 gennaio 2013

Catalogna: dopo il patto, ecco la dichiarazione di sovranità

di Paolo Amighetti

Un passo alla volta, la Catalogna si avvicina all'indipendenza. Pochi giorni fai due partiti catalani egemoni, Convèrgencia i Unió e Esquerra Republicana, hanno siglato un «patto di sovranità» che le impegna a governare con l'obiettivo di indire un referendum per ascoltare la volontà del popolo catalano: perché i catalani si esprimano e dicano chiaro e tondo con chi vogliono stare. Venerdì, le agenzie stampa  hanno informato che la coalizione di maggioranza in Generalitat ha presentato una «dichiarazione di sovranità».

venerdì 11 gennaio 2013

Scola: libertà religiosa e laicità dello Stato

di Damiano Mondini

Ricorre quest’anno l’anniversario dell’Editto di Milano, emanato dall’imperatore Costantino nel 313. Rileggere e riflettere sul discorso tenuto sul tema dal Cardinal Angelo Scola,  in occasione della solennità di Sant’Ambrogio (7 dicembre 2012), è particolarmente istruttivo e aiuta a fare chiarezza su diverse questioni nodali per chi combatte oggi la battaglia della libertà. L’Arcivescovo di Milano esordisce citando il giurista Gabrio Lombardi: “L’Editto di Milano del 313 ha un significato epocale perché segna l’initium libertatis dell’uomo moderno”. Non solo perché contribuì ad arginare ed in seguito a superare le persecuzioni ai danni dei cristiani, ma soprattutto perché determinò, afferma Scola, “l’atto di nascita della libertà religiosa”; e con essa, si affermò nella sua centralità l’idea della “laicità dello Stato”, costante della modernità che necessita nondimeno di essere analizzata e sviluppata nelle sue possibili derivazioni.

martedì 8 gennaio 2013

Conseguenze indesiderate


di Stephen J. Dubner e Steven D. Levitt (traduzione e premessa di Tommaso Cabrini)



Oggi vi propongo un nuovo articolo scritto dagli autori di Freakonomics e SuperFreakonomics.
Le conseguenze indesiderate di cui parla il titolo sono quelle relative alla legislazione, in particolare quella indirizzata ad aiutare alcune delle cosiddette “fasce deboli”, o gli animali (come il Picchio della Coccarda, nella foto). Ma come suggeriva Bastiat c’è ciò che si vede, gli effetti immediati e i buoni propositi del legislatore, e ciò che non si vede, gli effetti indesiderati analizzati nell’articolo. Questi analizzati non sono che quattro casi di leggi che si sono rivoltate contro coloro che dovevano aiutare, la colpa non può che essere individuata nelle scarse capacità del legislatore di vedere il quadro complessivo nel quale vengono ad inserirsi le nuove norme.




domenica 6 gennaio 2013

Monti «sale in campo»

di Paolo Amighetti


E così, il Verbo si è fatto carne. Mario Monti scende (anzi, sale) in politica, con tanto di simbolo elettorale e liste in via di allestimento. Guiderà Scelta Civica: con Monti per l'Italia, una curiosa DC in sedicesimo, alla testa della quale si propone di raccogliere i voti dei cosiddetti moderati.
Il suo ruolo è quello del leader dimesso, buttato nella mischia dalle circostanze, che controvoglia deve salvare capra e cavoli. Secondo il professore, la situazione politica italiana è così caotica che non si può fare a meno di lui: è costretto quindi a presentarsi alle elezioni. Poverino.
Quella dell'«eroe suo malgrado» è una parte che interpreta con disinvoltura, che diede fortuna anche a Berlusconi nel 1994. Nello studio della Gruber Monti ha ammesso che gli sarebbe piaciuto ritirarsi in un aureo riposo da senatore a vita, ma ora che si è posto alla testa dei moderati tirerà dritto. Spalleggiato da chi? Secondo i sondaggi di La7, addirittura dal 25% dell'elettorato. Per ora, il professore ha dalla sua alcuni campioni del riformismo più deciso: gente del calibro di Casini, Fini, Mastella, Pisanu, Buttiglione, La Malfa.



sabato 5 gennaio 2013

Privacy, Libertà e Democrazia



di Miki Biasi
 
Se esiste un diritto in grado di resistere perfino alla sua abolizione da parte della legge, questo è il diritto alla privacy: il diritto a "tentare" di nascondere agli altri e allo Stato un insieme di informazioni riguardanti la propria persona.
 Ovviamente, l'ampiezza di questo insieme di informazioni dipende fortemente dalle leggi vigenti: è tanto minore quanto maggiore è la curiosità di chi fa le leggi; è tanto maggiore quanto minore è la curiosità del legislatore. Ma di una cosa si può esser certi: le leggi non potranno mai sopprimere del tutto la privacy di ciascuno, in quanto ogni uomo possiede un spazio totalmente inaccessibile, ovvero la propria mente.

In questo senso, potremmo affermare, che la privacy sia un "diritto naturale".

Fin qui, gli elementi di fatto.

giovedì 3 gennaio 2013

In difesa del contante



di Tommaso Cabrini


Inoltre bisogna aggiungere che il denaro, per noi “austriaci”, è il fondamento della civiltà, se ci si comincia a giocare per interessi particolari i danni non possono che essere enormi. In fondo non si accontentano di averci scippato il denaro sonante, il denaro merce, per sostituirlo con carta colorata con su scritto “pagherò” (con un altro pezzo di carta con su scritto “pagherò”…), adesso ci vogliono privare anche della libertà nei pagamenti. Non è ora di reagire?

martedì 1 gennaio 2013

Bassani candidato in Lombardia per FiD

Apprendiamo e rilanciamo la notizia della candidatura alle regionali lombarde, nelle liste di FARE per Fermare il Declino, di Luigi Marco Bassani. Professore di Storia delle dottrine politiche presso l’Università degli Studi di Milano, Bassani (Chicago 1963) è un attento studioso del pensiero politico americano fra la Rivoluzione e la guerra civile, della teoria del federalismo, del sindacalismo rivoluzionario e del libertarismo contemporaneo. Vanta al suo attivo la pubblicazione di diverse opere, tra cui Il pensiero politico di Thomas Jefferson (2002) e Dalla Rivoluzione alla guerra civile. Federalismo e Stato Moderno in America, 1776-1865 (2009); ha tradotto e curato inoltre diverse pietre angolari del pensiero libertario, tra cui Il nostro Nemico, lo Stato (1995) di Albert Jay Nock e L’etica della libertà (1995) di Murray Newton Rothbard. La redazione fa i più sentiti auguri a questo faro della causa della Libertà, oltre a ribadirgli la propria stima e il proprio sostegno.

Fonte:
http://www.milanotoday.it/politica/elezioni/regionali-lombardia-2013/lista-fermare-il-declino-marco-bassani.html

Chiedo scusa se parlo di Gaber

di Paolo Amighetti

Dieci anni fa si spegneva Giorgio Gaber. «E allora?» direte voi. E allora vorrei dedicargli otto righe, rispondo io. «Era comunista» obietterete. Touché. Gaber, uomo d'altri tempi, tra gli anni Sessanta e i Settanta riconobbe nella «nuova razza» dei sessantottini slanci e aspirazioni che altrove gli sembravano spenti. Lui, classe 1939, guardava al «movimento» con occhi curiosi; ci finì invischiato. Ne era contento, intendiamoci: ne era tanto entusiasta che si convertì alla musica impegnata, e portò a teatro il tumulto di una generazione che pensava di poter cambiare il mondo. Era la generazione di Autonomia Operaia, di «Viva Marx, viva Lenin, viva Mao Tze Tung», di quelli che «il discorso va portato avanti nella misura in cui»; quelli che leggevano, leggevano Marx. Non ci possono piacere, e infatti noi con il '68 non c'entriamo nulla. Ma può andarci a genio lo spirito quasi quasi «reazionario» di un Gaber che a metà anni Settanta si faceva beffe del Partito Comunista, dileggiava l'intellettualismo della controcultura, scimmiottava la smania psicanalitica e il sogno della comune.